la frusta
Dal passato ai nostri giorni
Frustatori Ferno
La nostra storia
La frusta
Il gruppo
Esibizioni
Contatti
l’arte della frusta
La frusta vive a Taio
La frusta utilizzata dal Gruppo folcloristico fernese in occasione delle varie esibizioni è un vero e proprio pezzo di artigianato, frutto del lavoro, paziente e meticoloso, di un artigiano di Taio, un paesino della Val di Non in provincia di Trento. Ogni frusta è composta da due elementi: il flagello, costituito da lunghe corde intrecciate manualmente, e il manico, un pregevole manufatto ricavato dal tronco del Celtis Australis, una pianta comunemente nota come “Bagolaro” o “Vermiglio”. Il suo legno, particolarmente duro e flessibile, si presta perfettamente a essere impiegato nella costruzione di manici da frusta che rischierebbero altrimenti di rompersi sotto i vigorosi colpi delle sferzate. Solo dopo una lunga e delicata lavorazione, che passa attraverso lo sgrossamento, l’attorcigliamento, l’essiccatura e la stiratura, il manico, unito alle corde intrecciate, è finalmente pronto a produrre i coinvolgenti schiocchi che animano ogni esibizione dei Frustatori, rendendola allegra, gioiosa e unica nel suo genere.
Sono proprio i maestri frustai Rocco e Tulio Tamè, ultimi maestri frustai e custodi di antiche tradizioni, a realizzare le fruste che normalmente impieghiamo nelle nostre esibizioni .
UN’ARTE TRAMANDATA NEL TEMPO
A Taio, l’introduzione dell’industria dei manici da frusta è dovuta a Simone Barbacovi, che dopo essere emigrato in cerca di lavoro a Salorno (BZ), lavorò come operaio falegname e qui ebbe occasione di conoscere sia i manici da frusta, usati dai molti carrettieri che trasportavano merci sull’importante arteria commerciale Verona-Innsbruk, sia il “Bagolaro”, pianta da cui questi manici venivano prodotti. Iniziò a realizzare alcune prime fruste con un risultato soddisfacente e dopo questi primi esperimenti, nel 1818 si recò nel bresciano, dove già esistevano delle fabbriche di manici da frusta per apprendere tutti i segreti della fabbricazione. Qualche tempo dopo era già in grado di produrre in proprio e smerciare i suoi prodotti nei mercati della Valle Padana.
Nel 1830 tornò a Taio e fondò la prima fabbrica dei manici da frusta con pochi operai, occupati nel solo periodo invernale. Negli anni successivi la produzione di manici da frusta assunse a Taio la caratteristica di una piccola industria. Già nel 1868 vi erano quattro fabbriche, nel 1870 si aggiunse la più grande, nel 1875 il numero salì a dodici, nel 1913 a quattordici, fino a raggiungere nel 1920 le ventuno con circa trecentocinquanta addetti. Questo fu l’anno di maggior espansione. Da allora, a causa di alcuni fattori, quali crisi economiche internazionali, sviluppo del trasporto a motore, divisione economico-politica dei tradizionali mercati di smercio, passaggio da un’agricoltura mista di sussistenza alla monocultura delle mele, quest’industria andò sempre più in declino per ridursi, ai nostri giorni a una sola azienda artigiana a conduzione famigliare, quella dei fratelli Tullio e Rocco Tamè.

